Amante del nettare di Cerere, da diversi mesi mi cimento nella preparazione di birre artigianali e per questo ho pensato di condividere sul web le mie esperienze con tutti gli Homebrew. Il nome Lupulone mi è sembrato molto appropriato ed eufonico e sta ad indicare uno dei Principi Amari che compongono il Luppolo secco.
giovedì 22 novembre 2012
LA STEAM BEER
In California esiste una birra assolutamente unica e tradizionalissima che è sempre più raro trovare da questa parte dell’Atlantico: la Steam Beer. Questo stile non è certo tra i più conosciuti, ma è l’unico vero tipo di birra originario degli USA; la sua storia e la sua creazione infatti si perdono tra le leggende della costa occidentale di fine Ottocento, della conquista del far-west e della corsa all’oro. Intorno al 1890, quando i cercatori d’oro arrivavano nei piccoli centri urbani dell’ancora selvaggio ovest, si scontravano con realtà completamente diverse da quelle delle grandi e civilizzate città dell’east-cost. In California la maggior parte della popolazione era messicana e si beveva per lo più vino e tequila, mentre i minatori cercavano le birre ed in particolare le moderne e apprezzatissime Lager. I pochi produttori di birra presenti però non possedevano le tecnologie di refrigerazione necessarie alle basse fermentazioni che dovevano ancora giungere fino a qui. Senza il ghiaccio e con metodi rudimentali, ci si ingegnò allora utilizzando, nel processo di birrificazione, i lieviti caratteristici delle Lager a temperature più alte, usuali per le Ale. Per aiutare la fermentazione erano usati tini poco profondi. La birra generata era molto particolare e ben carbonata. Sono molteplici le versioni sulla natura del nome steam – in inglese vapore – di questo stile; c’è chi dice che la birra, esposta sui tetti all’aria della notte californiana dopo la cottura, nel raffreddare emanasse un gran vapore; altri sostengono invece che, a causa dell’alta carbonazione, quando si inseriva la spina ai barili, uscisse una gran sbuffata di gas; è però anche possibile che l’accezione derivasse dal voler far vanto, da parte dei birrai dell’ovest, dell’uso delle più moderne tecnologie a vapore.
La fabbrica che per eccellenza lega indissolubilmente la propria storia a questo stile è la Anchor Brewing Company di San Francisco. Durante gli anni Sessanta l’azienda attraversò un difficilissimo periodo economico ed era destinata alla chiusura. Fu solo grazie ad un entusiasta ed intraprendente estimatore, Fritz Maytag, se Anchor non fallì e se ancora oggi è universalmente riconosciuta come una delle brewery artefici della renaissance della birra americana.
martedì 20 novembre 2012
PILLOLE DI STORIA: LE ORIGINI DELLA BIRRA
La birra è una delle bevande più antiche prodotte dall'uomo, probabilmente databile al settimo millennio a.C., registrata nella storia scritta dell'antico Egitto e della Mesopotamia. La prima testimonianza chimica nota è datata intorno al 3500-3100 a.C.. Poiché quasi qualsiasi sostanza contenente carboidrati, come ad esempio zucchero e amido, può andare naturalmente incontro a fermentazione, è probabile che bevande simili alla birra siano state inventate l'una indipendentemente dall'altra da diverse culture in ogni parte del mondo. È stato sostenuto che l'invenzione del pane e della birra sia stata responsabile della capacità dell'uomo di sviluppare tecnologie e di diventare sedentario, formando delle civiltà stabili. È verosimile che l'invenzione della birra sia infatti simultanea a quella del pane; poiché le materie prime erano le stesse per entrambi i prodotti, era solo "questione di proporzioni": se si metteva più farina che acqua e si lasciava fermentare si otteneva il pane; se invece si invertivano le quantità mettendo più acqua che farina, dopo la fermentazione si otteneva la birra.
Si hanno testimonianze di produzione della birra addirittura presso i Sumeri. Proprio in Mesopotamia inoltre pare che sia nata la professione del birraio, e testimonianze riportano che parte della retribuzione dei lavoratori veniva corrisposta in birra. Due erano le principali tipologie prodotte nelle case della birra: una birra d'orzo chiamata sikaru (pane liquido) e un'altra di farro detta kurunnu. La più antica legge che regolamenta la produzione e la vendita di birra è, senza alcun dubbio, il Codice di Hammurabi (1728-1686 a.C.) che condannava a morte chi non rispettava i criteri di fabbricazione indicati (ad es. annacquava la birra) e chi apriva un locale di vendita senza autorizzazione. Nella cultura mesopotamica la birra aveva anche un significato religioso: veniva bevuta durante i funerali per celebrare il defunto ed offerta alle divinità per propiziarsele.
La birra aveva analoga importanza in Antico Egitto, dove la popolazione la beveva fin dall'infanzia, considerandola anche un alimento ed una medicina. Addirittura una birra a bassa gradazione o diluita con acqua e miele, veniva somministrata ai neonati quando le madri non avevano latte. Anche per gli Egizi la birra aveva un carattere mistico, ma tuttavia c'era una grossa differenza rispetto ai Babilonesi: la birra non era più un prodotto artigianale, ma era divenuta una vera e propria industria con i faraoni che possedevano addirittura delle fabbriche.
Si parla di birra anche nella Bibbia e negli altri libri sacri del popolo ebraico come il Talmud; nel Deuteronomio si racconta che durante la festa degli Azzimi si mangiava per sette giorni il pane senza lievito e si beveva birra. Lo stesso avveniva durante la festività del Purim.
La Grecia, sicuramente più orientata sul vino, non produceva birra, ma ne consumava parecchia, soprattutto per le feste in onore di Demetra e durante i giochi olimpici durante i quali era vietato il consumo del vino. La bevanda arrivava in Grecia tramite i commerci dei fenici.
Anche gli Etruschi e i Romani preferivano di gran lunga il vino, tuttavia ci furono personaggi famosi che divennero sostenitori della birra, come ad esempio Agricola, governatore della Britannia, che una volta tornato a Roma nell'83 d.C. portò con sé tre mastri birrai da Glevum (l'odierna Gloucester) e fece aprire il primo "pub" nella penisola italiana.
I veri artefici della diffusione della birra in Europa furono comunque le tribù Germaniche e Celtiche. Questi ultimi in particolare si stanziarono in Gallia e in Britannia, ma soprattutto in Irlanda, dove addirittura esiste una leggenda secondo la quale gli irlandesi discendano da un popolo di semidei chiamati Fomoriani che avevano la potenza e l'immortalità grazie al segreto della fabbricazione della birra, che fu loro sottratto dall'eroe di Mag Meld.
Molti non riconoscerebbero come "birra", ciò che bevevano i primi abitanti dell'Europa, in quanto le prime birre contenevano ancora al loro interno i prodotti dai quali proveniva l'amido (frutta, miele, piante, spezie). Il luppolo come ingrediente della birra fu menzionato per la prima volta solo nel 822 da un abate Carolingio e di nuovo nel 1067 dalla badessa Ildegarda di Bingen. Fu proprio merito dei monasteri durante il Medioevo il salto di qualità nella produzione della bevanda. Persino le suore avevano tra i loro compiti quello di produrre la birra, che in parte era destinata ai malati e ai pellegrini. Anche in Gran Bretagna la birra prodotta dalle massaie veniva messa a disposizione delle feste parrocchiali, ed utilizzata per scopi umanitari. In Inghilterra in particolare, la birra divenne bevanda nazionale in quanto l'acqua usata per la sua produzione veniva bollita e quindi sterilizzata.
La birra prodotta prima della rivoluzione industriale era principalmente fatta e venduta su scala domestica, nonostante già dal settimo secolo d.C. venisse prodotta e messa in vendita da monasteri europei. Durante la rivoluzione industriale, la produzione di birra passò da una dimensione artigianale ad una prettamente industriale, e la manifattura domestica cessò di essere significativa a livello commerciale dalla fine del XIX secolo. Lo sviluppo di densimetri e termometri cambiò la fabbricazione della birra, permettendo al birraio più controlli sul processo e maggiori nozioni sul risultato finale. Inoltre, sempre nello stesso periodo furono eseguiti studi specifici sul lievito, che permisero di produrre la birra a bassa fermentazione, di gran lunga la più diffusa nel mondo.
domenica 23 settembre 2012
SEASON LUPULONE PARTE DUE
Come precedentemente scritto sul post del 13 giugno scorso, dopo essermi cimentato nella produzione di una Season aromatizzata con agrumi ed erbe, vi illustro ora il giudizio che posso dargli. Colore "aranciato" e per questo l'ho chiamata ORANGE, schiuma frizzante e abbastanza persistente; sentori dolci di fiori di campo che trova riscontro al palato con una lieve nota dolce anche se il finale ha il giusto grado di amaro. Buon bilanciamento ! Per essere alla mia prima esperienza devo dire di essere rimasto soddisfatto e di aver rispettato i canoni di questo stile che la vede birra estiva, fresca e dissetante.
Guarda con cosa la puoi degustare !
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lunedì 3 settembre 2012
CURIOSITA' NEL BERE DAGLI STATES
Da un sondaggio fatto negli States, emerge che il 66% delle persone, beve alcolici, in media 4,2 drink a settimana. Birra, soprattutto, scelta come bevanda alcolica preferita dal 39% dei bevitori, sul 35% del vino e il 22% dei liquori. Ma la
proporzione si ribalta quando scendono in campo le donne: se tra gli uomini, come prima scelta, spadroneggia “la bionda” con il 55% delle preferenze, e con il nettare di Bacco “relegato” al 20%, tra il gentil sesso il vino è preferito nel 52% dei casi. Roba da donne, dunque, il vino negli States, e non da giovanissimi: se la birra è preferita dal 45% delle persone tra 18 e 54 anni, dai 55 in poi vini rossi, bianchi e bollicine spadroneggiano nel bicchiere. Ma il gusto degli americani per il bere cambia, eccome, anche a seconda della longitudine: nella East Coast il nettare di Bacco è la bevanda alcolica favorita, al Sud è al pari della birra, che vince a Ovest e nel Midwest degli States.
QUESTA BIRRA NON S'HA DA FARE
“Birra Duff” pomo della discordia tra la 20th Century Fox e due birrai colombiani. Il marchio di birra,inventato dai produttori della serie di cartoni animati “The Simpsons”, ha avuto talmente tanto successo da diventare oggetto di numerosi tentativi di commercializzazione, ultimo quello di 2 fratelli colombiani, Alvaro e Oscar Ballesteros, che hanno messo in vendita in tutto il mondo la birra preferita di
Homer, scatenando le ire della 20th Century Fox, che ha citato in giudizio i fratelli per violazione del copyright in Colombia. La palla, adesso, passa ai giudici.
In caso di vittoria dei Ballestreros, la casa di produzione americana sarà accusata di “product placement”?
mercoledì 25 luglio 2012
RICETTA: UOVO IN CAMICIA DI BIRRA
La scorsa domenica avevo un po' di tempo ed ho deciso di stupire mia moglie: oggi preparo io qualcosa di sfizioso! Avevo in frigo una birra americana dallo stile mai provato prima, una Scotch Ale di 8,2%, quindi robusta. Perchè non provare ad impreziosire delle uova che avevo accanto alla birra insieme a del buon pecorino? Ed ecco allora l'idea di fare una English breakfast all'italiana. Ingredienti per due persone:
2 uova
40 cl. di birra
1/2 litro di latte
40 gr. di burro
40 gr. di farina
20 gr. di pecorino
20 gr. di speak tagliato a dadini
olio extra vergine di oliva
PREPARAZIONE DELL'UOVO IN CAMICIA
Prendere della pellicola per microonde stenderla sul tavolo, spennellarla con l'olio che servirà per creare il contenitore dove cuocere l'uovo. Prendere quest'ultimo aprirlo e rovesciarlo sulla pellicola; afferrare i quattro lembi e chiuderlo a sacchetto dopo averci versato la birra. Mettete a cuocere i sacchetti in acqua bollente per almeno 10 minuti.
Nel frattempo, vedendo mia moglie annoiata, le ho dato il compito di preparare la besciamella:BESCIAMELLA E CREMA DI PECORINO.
Scaldare latte e burro in una pentola evitando di farlo bollire. Nel contempo mescolando aggiungere la farina che abbiamo provveduto prima a setacciare per evitare la formazione di grumi.Lasciare sul fuoco fino ad ottenere una buona consistenza.Preparata la besciamella aggiungere il pecorino ed amalgamare il tutto con l'aiuto di un frullatore per ottenere il composto cremoso.
IMPIATTAMENTO
Ecco il momento del grande chef:l'impiattamento. Versare la crema di pecorino in un piatto fondo avendo cura di farla raffreddare un po' per aumentarne la consistenza. Aprite il sacchetto contenente l'uovo, scolate l'eventuale eccesso di birra e posizionatelo al centro del piatto; salate a piacimento. Infine posizionate intorno all'uovo lo speak precedentemente tagliato ed il piatto è pronto!
Per finire mi preme darvi un consiglio: come birra utilizzate una Stout o una Pils che meglio si abbinano all'uovo rispettivamente per gli aromi tostati o luppolati. Aspetto impressione dai miei amici cuochi e ristoratori !
giovedì 19 luglio 2012
OATGOOP : PROVATA PER VOI
Quest'oggi mi sono imbattuto in una birra stile Barley wine, con una etichetta che mi ricorda gli anni in cui ero particolarmente legato all'heavy metal e ai suoi simboli. Nata dalla collaborazione di due birrifici (come si nota anche in etichetta), uno americano e l'altro danese. Non saprei come definire questa birra, ma sicuramente l'aggettivo "wine" è quello più azzeccato. Birra dal colore giallo molto carico, tendente all'arancione, con un cappello di schiuma apprezzabile, anche se fine e non persistente. Al naso già si intende subito che sarà una birra dolce con note di uva passa, prugna e malto carmmellato. Al palato è una marmellata di gusto, troppo esagerato per le mie pupille, anche se di buona struttura, rotonda, ma che alla lunga risulta stucchevole. Sicuramente non è il mio stile di bere, ma la vedo bene accompagnata a fine pasto con biscotti secchi e crostata.
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